Club Extreme 4x4 Team Genova
Resoconto delle Gare di Trial del 17 luglio e 18 Settembre 2005
Qui di seguito gli articoli tratti direttamente dal forum del Club, on-line all'indirizzo http://www.selix-offroad.com
Si potrebbe iniziare in molti modi il resoconto della gara sociale di Trial che ci ha appassionato per tutta la giornata di questa caldissima domenica di metà Luglio, e in altrettanti modi si potrebbe descrivere la voglia di divertirsi unita alla voglia di affrontare l’ostacolo, trapassare la porta, affondare nella buca per poi riemergere con la macchina che si impenna e quasi sembra un delfino che punta verso il cielo, dandosi la spinta su onde di terra.
Gli urli di Alessandro Piana rendono bene il quadro adrenalinico che assale i piloti pochi istanti prima di oltrepassare il varco delle tre zone, e fa bene Ale ad urlare e sbracciarsi, imporre gli insopportabili caschi e i finestrini alzati di sole quattro dita, per impedire che i pur sempre possibili capottamenti restino confinati nella categoria dei danni alle cose, anche se per qualcuno di noi a quella “cosa” a quattro ruote, a torto o ragione, dedica più attenzioni che alla legittima consorte. Perché, diciamoci la verità, (tanto Piana è un cavernicolo privo di internet e non leggerà mai questo pezzo) il percorso da lui ideato non è farina del suo sacco: in verità il tracciato base glielo ha disegnato il Marchese De Sade durante una seduta spiritica: poi lui risvegliatosi dalla trance lo ha guardato, e pensando che il percorso fosse troppo dolce e semplice ha aggiunto qualche porta qui, qualche tronco là, e scavando, a buon peso, qualche voragine, per far in modo che quei poveri alberi di trasmissione e differenziali si risollevassero dalla depressione di dover vedere sempre grigio asfalto e marrone fango e godessero infine anche loro della vista del sole e del cielo.
Ma la vera crudeltà non stava tanto nei pur notevoli ostacoli posti sul percorso ( pare che prima della gara vi sia stata un’accesa discussione se i tronchi degli alberi dovessero essere posti in orizzontale, o piuttosto piantati in verticale a formare insormontabili barricate); la vera e sottile malignità (così sottile che sembra presa a prestito da un racconto zen) era insita nel percorso stesso: nessuna porta stava mai dopo l’altra, ma il filo che le univa sembra ingarbugliato come fosse intessuto da un gatto isterico durante una crisi epilettica.
E questo ha spaesato molti concorrenti, con grasse risate degli astanti, e piena soddisfazione dell’Alessandro furioso che finalmente poteva insultare i concorrenti che presentavano al posto degli occhi strani cerchi concentrici che formavano colorate spirali.
Il vostro Cecco, in particolare, già crudelmente colpito dalla matrigna natura a mezzo di una coglionaggine di non indifferente entità e spessore, presenta tra i suoi innumerevoli difetti quello di una quasi assente capacità di orientamento spazio temporale, per cui il soggetto viene spesso definito dai pietosi medici curanti, come “paziente non correttamente orientato nel tempo e nello spazio”
In tale situazione il povero Cecco che si era cotto l’unico neurone a causa del calore del casco, continuava a ceffare ignomignosamente porte e percorsi, tanto da andare in uno stato marasmatico completo, di così potente e devastante entità, da non riuscire a riorganizzare nella propria mente la corretta sequenza dei numeri cardinali, e ritenendo così, con fermissima e granitica certezza, che alla porta 4 succedesse la porta 1, e che alla 3 succedesse la 7.
La giuria mossa a pietà, visto lo stato confusionale del Cecco, gli mentiva misericordiosamente, comunicandogli che era giunto quinto nella classifica finale.
Il Cecco, quindi, convinto che il quinto posto precedesse il secondo, reclamava veementemente la coppa, minacciando di impugnare la classifica al Tar del Lazio e presso la camera arbitrale di Ginevra.
Il Piana, pertanto, procedeva cautelativamente al sequestro del Suzukino del Cecco, per manifesta incapacità di quest’ultimo nella conduzione del mezzo, e l’Angiolieri delirante ed in piena crisi mistica veniva caricato a forza nel furgone di Zuninomarmi, per essere coattivamente rimpatriato nell’ospedale psichiatrico di Genova – Quarto.
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